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25 settembre 2008

SIDERURGIKATV - Video: Cattedrale di Acerenza

 OGGI SU SIDERURGIKATV: 


SIDERURGIKATV - Video: Cattedrale di Acerenza
CONTRO-VIDEO: Razzismo in Italia
Vignette
CURIOSITA': Neofascista italiano dietro il massacro
SATIRA MURALE: Trama
REPORTAGE

ed ancora...

SIDERURGIKATV Video: Animazioni Ego_Tek 
SIDERURGIKATV Live: Antonio Infantino "Live"
CONTRO-VIDEO: Alitalia Manifestazione, Latte alla Spina
VIDEO-Documenti: Uno sguardo storico al sapere della 'reincarnazione dell'anima, La guerra nei campi e nei boschi, I primi cristiani erano vegetariani?







Cattedrale di Acerenza



SIDERURGIKATV - Video SIDERURGIKATV - Video SIDERURGIKATV - Video

Ego_Tek: "60 sec."

"Sbandieratori"

"Corteo Federiciano"
     
SIDERURGIKATV  - Live SIDERURGIKATV - Live SIDERURGIKATV - Live

Antonio Infantino Part.3

Antonio Infantino Part.2

Antonio Infantino Part.4
   
 CONTRO-VIDEO  CONTRO-VIDEO  CONTRO-VIDEO

Alitalia, manifestazione

Latte alla Spina

Razzismo in Italia
     
 VIDEO-DOCUMENTI  VIDEO-DOCUMENTI  VIDEO-DOCUMENTI
17)- Uno sguardo storico al sapere della 'reincarnazione dell'anima'
Chi cerca... trova!
18)- La guerra nei campi e nei boschi
Contributo tratto dal libretto: Le lettere di Gabriele
19)- I primi cristiani erano vegetariani?
Scritti antichi lo dimostrano
     
 VIGNETTE  VIGNETTE  VIGNETTE

     

CURIOSITA'   


«Neofascista italiano dietro il massacro»

Nelle indagini sul massacro di contadini e indigeni inermi, dell’11 settembre nel dipartimento boliviano di Pando, emerge fra i manovratori la figura del neofasciata italiano latitante Marino Diodato. L’accusa contro l’ex parà arriva da Aldo Michel Irusta, ex parlamentare e giornalista, che lo mette in relazione col prefetto di Pando, Leopoldo Fernandez, arrestato dopo la strage.

 
 
CURIOSITA'   

Caste

Casta nel paese, ovvero quella categoria di persone che ha raggiunto il potere politico ed economico ottenendo privilegi con elevati costi per la comunità?»
E allora se poi si scopre che sono ripresi alla grande i Voli di Stato, oppure che l’operazione Alitalia sarà una mazzata sulle casse pubbliche, oppure ancora che il presidente della Camera va a fare il sub nel cuore di una riserva marina, o che il ministro milanese dell’Istruzione ha approfittato degli esami d’avvocato in Calabria, notoriamente più all’acqua di rose, ecco che non c’è quella eco di furore che ci si sarebbe aspettata. Perché?

 
   
CURIOSITA'  

Arrestato il governatore Ribelle

Il Presidente boliviano, Evo Morales, ha annunciato l'arresto per massacro cruento del governatore della provincia autonoma ribelle di Pando, Leopoldo Fernandez, leader dell'opposizione. E' accusato di aver orchestarto la settimana scorsa l'agguato contro un gruppo di contadini filo-governativi che è costato la vita ad almeno 15 persone, oltre a 37 feriti e 106 desaparesidos.

 
   
SATIRA MURALE   


Trama

Una storia surreale, personaggi nevrotici, follie, omicidi, fughe, divorzi, tradimenti... No, non parlavo del Partito democratico; ma dell'ultimo film dei fratelli Coen.

 
   
SATIRA MURALE  

Tirchi

Gli italiani danno meno soldi alla Chiesa cattolica. Tirchi ma intelligenti.

 
   
SATIRA MURALE  

Numeri

2,4 milioni di tonnellate è il peso dell'immondizia che l acampania produce ogni anno rispetto ai 4 milioni dell Lombardia e ai 3 milioni del Lazio.

 
 


REPORTAGE



Questore, forze dell’ordine e pm nell’inchiesta sullo zingaro che indirizzava le loro indagini

E’ caduto in disgrazia, ma veste sempre con un certo stile. Polo Ralph Lauren a maniche lunghe, Rolex al polso sinistro. Giuseppe Cavuoti non ha mai fatto il poliziotto per lo stipendio. Sua moglie gestisce un ingrosso di legnami nella pianura cuneese, grandi uffici in strada della circonvallazione, con annessa villetta di mattoni rossi. No, lui giura che faceva il poliziotto soltanto per la gloria: «Mi è sempre piaciuto stare sulla strada, conoscere tutti, cercare di raggiungere dei risultati. E per il recupero dei mobili di Stupinigi, forse un incarico troppo grande per un pesce piccolo come me, ho ricevuto un encomio solenne. Roba che ti danno solo se ti butti nelle fiamme. Insomma, sembrava tutto a posto. Erano tutti contenti. Ma appena sono incominciati i guai, sono rimasto solo. Di colpo. Mollato da tutti». Forse a qualcuno piacerebbe davvero che questa storia finisse così. Con un poliziotto sospeso a 1100 euro al mese, una vespa nera per girare dentro giornate da disoccupato e una carriera macchiata per sempre: «Non tornerò più in servizio - dice - perché io sarò per sempre Giuseppe Cavuoti che è finito in carcere. Il capro espiatorio». Ma la fine è solo una parte della storia, e nemmeno la più imbarazzante. Il colpo alla Palazzina di Caccia di Stupinigi è del 19 febbraio 2004. I mobili ricompaiono in un campo di Villestellone il 26 novembre 2005. Una banda di 14 nomadi sinti finisce in carcere il 20 giugno 2007. Sembra un cerchio virtuoso che si chiude. Ma il 14 marzo 2008 vengono arrestati per concorso in estorsione un poliziotto della stradale di Saluzzo e un carabiniere del nucleo per la tutela del patrimonio artistico di Torino. Il sovrintendente Giuseppe Cavuoti, appunto, e il maresciallo dei carabinieri Riccardo Ravera. Loro sono quelli che hanno trattato per il recupero. Secondo la Procura di Torino, consapevoli di trattare direttamente con i ladri. Di più: disposti a garantirgli un riscatto di 250 mila euro e l’impunità. In cambio della gloria. Ma all’inizio fu per caso. Siamo nel ‘99. Cavuoti riceve in dono da un collega un informatore, una specie di boss nel mondo della criminalità Sinti. Si chiama Adriano Decolombi e parte subito alla grande. Ci sono delle tele da recuperare? Bene. Si può fare, ma c’è subito la controproposta: «Ok, ma dimmi se sono i tuoi ad aver fatto una perquisizione nella carrozzeria di A... Quelli sono amici, lasciateli in pace». Lo scambio è fatto. È la prima alba radiosa del «sistema Cavuoti». I pm torinesi che lo torchiano per ore, ascoltano la confessione-fiume di Beppe. C’è una sintesi: tutti contenti. Il poliziotto fa una bella figura con i superiori e con i giudici. I derubati hanno sì perso cento ma recuperano, almeno, settanta, dei loro averi depredati. I ladri, non potendo piazzare tutta la refurtiva dai ricettatori, rinunciano a una parte del bottino in cambio di una sostanziale impunità. Perché una delle regole del «sistema» è proprio questa: dopo il recupero, niente indagini. E se poi il sinto riesce anche ad ottenere i domiciliari per i suoi amici in carcere, beh, è il massimo. Nessun accertamento. Neanche le impronte digitali. Il pm Stella Caminiti archivia. Neanche quando lo 007 Decolombi fa recuperare alla squadra mobile di Cuneo un carico di armi. I capi dello Sco di Torino restano allibiti e protestano. Ma come, l’inchiesta è tutta lì? Amen. Il pm Andrea Padalino riempie pagine e pagine di verbali. Prima di arrivare all’incredibile storia del «Dio Adriano», come lo chiamano i pm. Ecco il recupero degli arredi della chiesa di Caraglio. 1999. Cavuoti chiede al suo uomo se sa qualcosa sull’ondata di furti ai danni delle chiese del Cuneese. Decolombi prende tempo. Le redini del gioco le ha sempre in mano lui. Poi si fa vivo: «Recupero sì, arresti no». È un ritornello. Nessun accertamento. Niente di nuovo da segnalare. A parte il primo encomio per Cavuoti. Siamo al 2002. A Dronero i Sinti fanno sparire cinque auto di lusso dal prestigioso salone di Fausto Marino. Audi, Bmw, ma soprattutto una Lancia Delta Rally 037, valore 200 mila euro. Il «sistema» viene immediatamente attivato. Decolombi, questa volta, si lascia andare un po’ meno, non fa il sentimentale come quando disse a Beppe: «Peccato per quegli arredi, è un’offesa alla chiesa». Un cuore d’oro. Ma con le auto no. Ne fa recuperare tre, eccetto una: la 037. Storie strane. Un giorno, la Stradale intercetta per caso un camper carico di arredi sacri rubati. Un attimo prima della riconsegna concordata. Il «sistema» si inceppa, tra i poliziotti volano scintille. Il 2003 è un anno sabbatico: Cavuoti se ne va a Spoleto per un corso, Decolombi si eclissa. Per tornare alla ribalta in tre occasioni diverse. Nel 2004, è il grande timoniere dell’operazione del dopo-furto di Stupinigi. Nel 2005 fa ancora recuperare a «Beppe» un arsenale, armi da guerra. Lo Sco di Torino vorrebbe indagare ma il capo della squadra mobile di Cuneo alza un muro invalicabile. Nel 2006 un sinto tenta di forzare un posto di blocco su un’auto rubata, viene ucciso da un carabiniere. La comunità Sinti è in rivolta ed è il questore di Cuneo, Leonardo La Vigna va ad incontrare un polemico Decolombi nella tavernetta di Cavuoti. Il questore cerca di calmare gli animi, Cavuoti tenta di raccogliere informazioni sull’indagine, mentre il capo della mobile, Tommaso Pastore, sempre in casa di «Beppe», incontra a più riprese il sinto-boss. E la procura di Cuneo? Secondo Cavuoti, chiude un occhio, anzi due. Quando i ladri svuotano la casa del pm Stella Caminiti, scatta il «sistema». E’ lei stessa che si rivolge a Cavuoti per riavere i suoi beni. Ma la rete sinti, per la prima volta fallisce. «Questo era il sistema - dice Cavuoti prima di accendere la Vespa e tornare a casa - tutti sapevano tutto».

La Stampa 8 Settembre

***

Coinvolti Comuni e vigili urbani “Era un sistema per fare cassa”

I «signori delle multe» combinavano affari, truccavano gli appalti e stangavano gli automobilisti. Quasi una catena di montaggio che arricchiva i soliti noti, secondo la Procura di Milano che ha chiesto e ottenuto l’emissione di 4 ordini di cattura con l’accusa di associazione per delinquere e turbativa d’asta, e l’iscrizione sul registro degli indagati di almeno 21 persone: tutti amministratori di società o amministratori pubblici e pubblici ufficiali (17). Che tanto, in questo settore, si sentivano tutti sulla stessa barca. Sebbene guidati da un unico nocchiere, tale Raoul Cairoli, il titolare della Ci.Ti.Esse di Rovellasco (Como), società con licenza esclusiva di commercializzazione dei famigerati autovelox e degli ancor più discussi «T-Red», i rilevatori semaforici che, opportunamente taroccati, facevano vertiginosamente salire le entrate dei piccoli Comuni - da Segrate a Viterbo, da Novara a Varese, da Venezia a Modena, da Benevento a Ferrara - che ne facevano uso. E abuso. Sono 130 i municipi finora monitorati. Scrive il gip nelle motivazioni dell’ordinanza: «Negli atti predisposti a riguardo dagli enti territoriali, l’installazione di tali apparecchiature viene motivata con la necessità di ottimizzare la sicurezza del traffico veicolare e di evitare o ridurre il numero degli incidenti stradali. Tuttavia, emerge dal complesso delle indagini, sottesi a tali finalità sono presenti interessi di natura diversa e in particolare la malcelata esigenza di assicurare alle casse comunali un cospicuo gettito di denaro...». L’indagine coordinata dal pm Alfredo Robledo e condotta dalla Gdf, che ieri ha portato in carcere l’amministratore della Ci.Ti.Esse e ai domiciliari altre 3 persone (Giuseppe Astorri della Scae spa, Simone Zari della Centro Servizi srl e Antonino Tysserand della Tecnico Traffico), nasce infatti proprio da una denuncia dei cittadini di Segrate, Comune alle porte di Milano, tartassati da un semaforo che, rubando sui tempi di accensione del verde, faceva immancabilmente scattare il rosso quando un’auto si trovava nel bel mezzo dell’attraversamento di un incrocio. O di strade a scorrimento veloce. Insomma, una bella truffa ai danni del cittadino operata da quei Comuni che a fine anno potevano far mostra di solidi bilanci senza troppo impegno dei loro amministratori.
A guadagnare non erano d’altronde soltanto le piccole amministrazioni. Perché la Ci.Ti.Esse, e le sue società «satellite», quelle che nell’ordinanza dei magistrati sono indicate come un vero e proprio «cartello» del pubblico appalto semaforico, guadagnavano una sostanziosa percentuale proprio sulle multe erogate: dal 25 al 30 per cento.
Un affarone, visto che tra semafori truccati e autovelox piazzati in fondo a strade in discesa anziché nei pressi di scuole o ospedali - come lamenta il pm dell’inchiesta - riuscivano a calcolare le entrate di ogni anno, fino a sfiorare i 10 milioni di euro nel 2006 e una cifra di gran lunga superiore prevista per il 2008. Le prove? Una serie di e-mail sequestrate dalla Gdf sui computer della società inquisita che dimostrano senza ombra di dubbio gli accordi tra le varie aziende in combutta e le pubbliche amministrazioni interessate (finora 16 i Comuni individuati, sparsi in tutta Italia), nonché una serie di testimonianze di comandanti dei vigili pentiti che hanno raccontato come la società guidata da Cairoli portasse nei loro uffici una «drive pen» con la quale scaricava sui computer degli interessati perfino le lettere di convocazioni per i bandi di gara. Tutti, guarda caso, di poche migliaia di euro sempre sotto i 200 mila, in modo da poter procedere senza troppi controlli o con trattative private. E poi le apparecchiature per le rilevazioni di velocità venivano semplicemente noleggiate e sempre da un’unica società, la Ci.Ti.Esse srl, diventata sostanzialmente la concessionaria nazionale esclusiva delle multe in Italia.
«Per altro - scrive il gip Ghinetti nella sua ordinanza - la quasi totalità dei contratti in precedenza indicati, acquisiti mediante i comportamenti delittuosi di cui si è scritto, sono tuttora in essere e garantiscono illeciti profitti a favore degli associati, derivanti dai cospicui pagamenti eseguiti nei loro confronti da parte delle amministrazioni comunali». Quanto al manager Raoul Cairoli, il gip parla di «pervicacia dimostrata dall’indagato, capo del sodalizio criminoso»

La Stampa 18 settembre

***

In commissariato ammanettato a una colonna

MONZA  - E’un po’ meno brutale di quella della prostituta seminuda gettata a terra nei locali della Questura di Parma, però fa un certo effetto: è la foto, scattata con un cellulare e diffusa via Internet, di un uomo apparentemente ammanettato a un palo del commissariato di Monza. Immagine degradante, visto che l’uomo sembrerebbe, guarda un po’, un extracomunitario. «Immagine vergognosa, ogni uomo ha diritto alla propria dignità, nonostante abbia le manette ai polsi», commenta Michele Prichiazzi, segretario locale del Siap, sindacato autonomo di polizia che proprio ieri mattina ha protestato davanti ai locali del Commissariato di via Romagna per il degrado delle celle di sicurezza che invece di essere utilizzate per i fermati vengono usate come magazzini. Non sapendo così dove parcheggiare i balordi di turno, secondo alcuni agenti, gli arrestati verrebbero temporaneamente ammanettati a termosifoni o ai pali del Commissariato.



 

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