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11 aprile 2008

Video: Tutti al Voto Vol.6

 Basta! Parlamento pulito


Oggi su www.siderurgikatv.ilcannocchiale.it:

Video: Tutti al Voto Vol.5

Satira Murale: Programma elettorale

Fumetto: Collage108 di Claudio Parentela

Curiosità: Censura

Scatti

Video Inchieste: I Grandi Dittatori: Benito Mussolini (3 capitoli)

Videoclip: Toto - "Africa" Music Video, Toto - Hold The Line (@ Night Of The Proms), Toto - Stop Loving You

Reportage

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SATIRA MURALE


Programma elettorale

Domanda di una ragazza:

- Come può un giovane mettere su famiglia e affrontare un mutuo con la precarietà del lavoro?

Risposta del leader del PdL

- "Da padre di famiglia il consiglio che le do è quello di cercarsi il figlio di Berlusconi o di qualcun altro che non abbia di questi problemi."

Silvio Berlusconi

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CURIOSITA'


Censura

Israele intende boicottare ufficialmente il canale satellitare arabo Al Jazeera.

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VIDEO-INCHIESTE

 

 05)- I Grandi Dittatori: Benito Mussolini - Quinta Parte

04)- I Grandi Dittatori: Benito Mussolini - Quarta Parte

 

03)- I Grandi Dittatori: Benito Mussolini - Terza Parte

Questa raccolta cerca di definire profili ancora nascosti di alcuni tra i più grandi Condottieri del Secolo scorso. Tutti i filmati qui raccolti sono originali dell'epoca. Gli operatori di guerra documentarono realisticamente violenze, conflitti e ritorsioni pertanto, per la cruenza di alcune riprese, si consiglia la visione al solo pubblico adulto.

Benito Amilcare Andrea Mussolini (Dovia di Predappio, 29 luglio 1883 - Giulino di Mezzegra, 28 aprile 1945) è stato un politico e giornalista italiano.

Fu esponente di spicco del Partito Socialista Italiano e direttore del quotidiano socialista l'Avanti! dal 1912. Convinto anti-interventista negli anni precedenti la prima guerra mondiale, nel 1914 cambiò radicalmente opinione, dichiarandosi a favore dell'intervento in guerra. Espulso per questo dal PSI, fondò un proprio giornale, Il Popolo d'Italia, su posizioni nazionaliste vicine alla piccola borghesia. Nel pieno dell'instabilità politica del dopoguerra, cavalcando lo scontento per la vittoria mutilata, fondò il Partito Fascista nel (1921), e si presentò al Paese con un programma politico nazionalista e autoritario, con forti elementi antisocialisti e antisindacali che gli valsero l'appoggio dei ceti industriali, piccolo borghesi e soprattutto agrari.

Nel contesto di forte instabilità politica e sociale successivo alla Grande Guerra, decise di puntare alla presa del potere. Forzando la mano delle istituzioni, con l'aiuto di atti di squadrismo e d'intimidazione politica che culminarono il 28 ottobre del 1922 con la Marcia su Roma, Mussolini ottenne l'incarico di costituire il Governo (30 ottobre del 1922). Dopo il contestato successo alle elezioni politiche del 1924, instaurò nel 1925 la dittatura, risolvendo con forza la delicata situazione venutasi a creare dopo l'assassinio di Giacomo Matteotti.

Dopo il 1935, si avvicinò al nazionalsocialismo tedesco di Hitler, con il quale stabilì un legame che culminò con la stipula del Patto d'Acciaio nel 1939. Certo di una veloce soluzione del conflitto, entrò quindi nella seconda guerra mondiale al fianco della Germania Nazista. In seguito alla disfatta italiana e alla messa in minoranza durante il Gran Consiglio del Fascismo del 24 luglio del 1943, fu arrestato per ordine del Re (25 luglio) e successivamente tradotto a Campo Imperatore. Liberato dai tedeschi, e ormai in balia delle decisioni di Hitler, instaurò nell'Italia settentrionale la Repubblica Sociale Italiana. Il 28 aprile del 1945, durante il tentativo di fuga in Svizzera, travestito da militare tedesco, fu scoperto ed arrestato dai Partigiani, che lo fucilarono insieme alla sua compagna Claretta Petacci.

 

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VIDEOCLIP

 

Toto - "Africa" Music Video

Toto - Hold The Line (@ Night Of The Proms)

Toto - Stop Loving You

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 REPORTAGE


Prigionieri della Cina

Vista dall’interno del Palazzo di Vetro la crisi in Tibet è lontana e sbiadita. Il Consiglio di Sicurezza non ne tratta, i portavoce ne parlano a stento, il Segretario generale Ban Ki-moon in pubblico non va oltre una richiesta di «moderazione a tutte le parti» esprimendo «forte preoccupazione» solo negli incontri informali e l’unica presa di posizione di un importante funzionario dell’Onu nei confronti di Pechino risale a quanto detto venerdì da Louise Arbour, Alto commissario per i diritti umani, sulla richiesta alla Cina di «non trattare male i detenuti» e di «astenersi dall’eccessivo uso della forza».

Tentare di infrangere il basso profilo dell’Onu sugli scontri, e le vittime, in Tibet significa scontrarsi con una sorta di muro di gomma. Ieri mattina il Consiglio di Sicurezza si è riunito per discutere non di Tibet ma di Iran. Nel quotidiano briefing la portavoce Michelle Montas non ha fatto cenno al Tibet mentre la sua numero due, Marie Okabe, si era limitata a precisare: «Poiché da venerdì a oggi non è successo nulla di nuovo, restano valide le parole della Arbour». Alla domanda se avesse dei commenti, Okabe ha risposto: «Seguiamo la situazione, chiediamo che tutte le parti coinvolte evitino confronti e violenza». Assediato dai reporter, il Segretario generale ha ripetuto la stessa formula: «Sono sempre più preoccupato per le notizie sulle perdite di vite in Tibet, chiedo a tutte le parti di evitare ulteriori violenze». Solo l’insistenza dei cronisti l’ha portato a fare un piccolo passo in più: «Chiedo moderazione alle autorità». Per il resto Ban parla d’altro: «deplora» gli attacchi contro l’Onu in Kosovo e sottolinea l’importanza di un rapporto che attesta la «diminuzione degli attacchi in Iraq». Neanche andando a spulciare sul sito Internet dell’Onu si trova qualcosa di più dettagliato: la crisi in Tibet non è fra i temi di interesse della giornata. L’unico passo energico compiuto dall’Onu nelle ultime 24 ore a difesa dei tibetani è avvenuto non nei confronti della Cina ma del Nepal, a causa dell’intervento della polizia a Katmandu contro le proteste anticinesi dei monaci. «Chiediamo al governo nepalese di tutelare i diritti umani e vogliamo chiarimenti sulle istruzioni date alla polizia che è ricorsa a un uso eccessivo della forza», ha detto Richard Bennett, rappresentante dell’Alto Commissariato in Nepal. A dare una spiegazione di quanto sta avvenendo all’Onu è un alto funzionario europeo che, chiedendo l’anonimato, afferma: «Dentro il Consiglio di Sicurezza non può avvenire nulla perché chiunque volesse mettere in agenda il Tibet si scontrerebbe con il veto della Cina». A prevalere dunque è la posizione di Wuang Guangya, ambasciatore di Pechino, che parla di «questione interna» e violenze locali». Proprio il timore di irritare Pechino spiega il basso profilo scelto su una questione ritenuta da molti Paesi non differente agli scontri in Cisgiordania e Gaza fra israeliani e palestinesi, dei quali puntualmente il Consiglio di Sicurezza si interessa. Discorso a parte va fatto per il Segretario generale. «Ban è molto preoccupato per quanto sta avvenendo e teme la possibilità che possano esservi maggiori violenze ma pubblicamente non può spingersi troppo avanti», afferma un funzionario che ha assistito ad alcuni incontri a porte chiuse.

A recapitare un’esplicita richiesta a Pechino è stata Condoleezza Rice che, alla prima missione a Mosca dopo l’elezione di Dmitri Medvedev, ha auspicato «un dialogo diretto fra la Cina e il Dalai Lama, che non è un separatista ma un’autorità morale e può aiutare il Tibet». Ma il Cremlino non ha gradito troppo le parole del Segretario di Stato Usa ed è corso a puntualizzare: «Le relazioni con il Dalai Lama sono una questione interna cinese». Il niet di Mosca pesa ancor più all’Onu, dove questo mese la Russia è presidente di turno del Consiglio di Sicurezza.

La Stampa - 18 Marzo



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Milva, 7 milioni di euro nei conti cifrati di Vaduz

Sette milioni di euro. E’ la cifra di un altro estratto conto del 2002, uno dei centosessanta depositi aperti alla banca Lgt di Vaduz, Liechtenstein. E’ riconducibile a Maria Ilva Biolcati, in arte Milva, la «pantera di Goro». Sì, Milva «la rossa». Anche su quel conto, come del resto sugli altri, si concentrano le indagini, gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate e degli 007 dell’antievasione fiscale, degli investigatori e pm antimafia che vogliono verificare se questi conti correnti, aperti in uno dei tanti paradisi fiscali, in realtà nascondano attività di vero e proprio riciclaggio. Un elenco lungo, quello degli italiani che hanno preferito depositare i loro risparmi, profitti, capitali all’estero, lontano da attenzioni di investigatori e del fisco. Un mondo variegato. Nella «lista nera» ci sono anche due attori di teatro, diventati famosi negli Anni Settanta, e ci sono anche diversi manager delle holding dell’Eni. Potrebbe trattarsi di regolari versamenti relativi ad attività svolte per conto di società estere, ma gli investigatori stanno cercando di accertare anche altre ipotesi. C’è pure un calciatore, nella «black list», e anche qui - si chiedono gli 007 dell’antievasione fiscale - sono gli sponsor o la stessa società ad aver pagato il calciatore? Quattrocento nomi. Tutti da spulciare e controllare, anche per verificare se nel frattempo, dal 2002 ad oggi, si sono messi in regola, per esempio utilizzando la legge Tremonti sul rientro dei capitali dall’estero. Ci sono politici, imprenditori dei settori più diversi, e poi commercialisti, professori universitari, lavoratori autonomi. E anche alcune sigle di società.

In diversi casi, poi, intestatari dei conti sono nuclei familiari al completo, titolari di fortune, di soldi sporchi, di risparmi. Come la famiglia Volontè. Un nome che è stato accostato al politico Volontè, Luca, capogruppo uscente dell’Udc. Il quale risponde al cellulare con una risata grassa: «Chi io? Dunque, credo fossero gli anni ‘93 e ‘94. Quattro settimane a luglio, corsi universitari in Liechtenstein. Gli unici crediti - taglia corto l’onorevole Volonté - sono quelli universitari maturati allora». I nomi dei politici presenti nella «black list» emersi finora: Rocco Buttiglione, Luigi Grillo e poi Vito Bonsignore, 5,5 milioni di euro. In queste settimane sono arrivate conferme (Buttiglione), smentite (Grillo) e per ultimo, ieri pomeriggio, precisazioni dell’ex Udc, eurodeputato passato allo schieramento di Berlusconi e Fini. Una precisazione affidata al suo ufficio stampa: «Tutti i beni mobili e immobili, domiciliati in Italia e all’estero e facenti capo all’onorevole Bonsignore, sono posseduti e gestiti nel pieno rispetto dell’attuale quadro normativo, ivi compreso quello fiscale». Conti da 200 milioni di euro ma anche da 400. Come quello intestato al gruppo facente capo alla famiglia Mian, ex industriali del farmaco (ieri, il presidente di Farmindustria, Sergio Dompè, ha tenuto a precisare che si tratta di ex imprenditori farmaceutici). La famiglia Mian ha voluto precisare: «Tutte le disponibilità finanziarie riconducibili a conti esteroresidenti sono oggetto ogni anno di dichiarazioni fiscali ai sensi di legge. Motivo per cui l’esistenza di depositi a noi riferibili su conti in Liechtenstein non può costituire notizia». Bene per loro. Tutti all’estero e tutti in regola. Sarà così? Irritato è invece il commento di Carlo Sama (5 milioni di euro depositati nella banca Lgt di Vaduz): «E’ una strumentalizzazione sul mio conto. Del resto da 12 anni vivo a Montecarlo con la mia famiglia (Sama è sposato con Alessandra Ferruzzi, ndr). E non è una residenza fittizia, tanto che i miei figli frequentano scuole all’estero». Insomma, i soldi su quel conto ci sono e sono in regola. Dunque, tutto a posto. Gli inglesi potevano risparmiarsi di trasmettere la lista degli italiani a Roma. O no?

La Stampa - 19 Marzo



***

Anche un cane lupo a depositato i soldi

Può un cane lupo già editore dell’«Unità» essere scovato dalla finanza nella black list degli evasori italiani in Liechtenstein? Nessun bau-bau in sottofondo, ma Maurizio Mian conferma, «sì, quei soldi sono quelli del cane Gunther». Mian è un farmacologo pisano, erede di una dinastia di industriali farmaceutici, il cui nome è spuntato nella lista del Liechtenstein e con la cifra, al momento, più alta: 400 milioni. Al telefono, adesso ridacchia: «Quattrocento milioni di cosa? Rupie indiane, pizze di fango del Camerun?». Si tratta di euro, naturalmente. «Noi siamo assolutamente tranquilli: è tutto in regola, i fondi del cane Gunther si sono poi tremontizzati, sono regolarmente rientrati in Italia con lo scudo fiscale dell’allora ministro dell’economia, e presto ne sentirete parlare, perché Gunther ha molte idee che gli frullano per la testa». Il fatto è che Gunther IV, erede di Gunther III, è un bel cane lupo di qualche notorietà perché è stato, sia pure attraverso un classico gioco di scatole cinesi, editore dell’«Unità». Il cane esiste, come dimostrano le foto che Mian gli ha scattato mentre scorazza in decapottabile per Los Angeles o Miami, il suo nome è effettivamente quello del fondo della madre di Mian, ma si tratta naturalmente di un gioco, permesso dalle regole dei paradisi fiscali. Quando, nel 1997, la società farmaceutica Gentili, della omonima famiglia alla quale appartiene Mian, venne venduta al gruppo Merck Italia, al Maurizio venne in mente il gioco (un po’ situazionista e beffardo) del cane Gunther, al quale una (inesistente) contessa tedesca Charlotte Lieberstein,

avrebbe lasciato un «patrimonio inestimabile». I media ci cascarono, e il gioco durò un bel po’, con Gunther che comprava e vendeva società calcistiche (vero: il Pisa, poi il Pontedera), acquisiva le ville di Madonna e Stallone, aspirando a quella di Versace (pare falso). Finché Mian non svelò tutto, comprando e poi vendendo quel 35 per cento di azioni della società Ad, che a sua volta controllava circa l’80 per cento della Nie, che tuttora edita l’Unità. All’epoca Poidomani, l’amministratore del quotidiano fondato da Antonio Gramsci, parlava in verità solo di «Gunther Group», e fu Claudio Velardi a raccontare la storia del pastore tedesco-editore. Non pago, alle politiche del 2006 Mian si schierò con la Rosa nel Pugno. Programma personale: rendere legale anche in Italia la RU 486, la pillola abortiva. Se si consulta la documentazione con la quale nel 1997 l’Antitrust italiano diede alla Merck Sharp & Dohme Italia spa il via libera per acquisire la società farmaceutica di Mian si scoprono cose interessanti. L’Istituto Gentili spa, «attivo nella produzione e commercializzazione di prodotti chimici e medicinali, dietetici, galenici di profumeria e cosmetici», risulta essere di proprietà di 4 persone fisiche e delle società Delphor, Lisander con sede in Liechtenstein e Entrepharm con sede in Lussemburgo. E il fatturato nel 1995 era di 72 miliardi di vecchie lire. Dunque, da una parte già esistevano società non-Gunther in Liechtenstein, dall’altra la somma di 400 milioni di euro è ben più rilevante dell’ultimo fatturato noto dell’azienda farmaceutica. Mian non entra in dettagli, e su questo punto si affida a una nota ufficiale perché, dice, «le persone interessate al Gunther Group sono diverse, oltre a mia madre e me». La nota ufficiale recita: «Tutte le disponibilità finanziarie riconducibili a conti estero residenti sono oggetto ogni anno di dichiarazioni fiscali ai sensi di legge. Motivo per cui l’esistenza di depositi a noi riferibili su conti in Liechtenstein non può costituire notizia». Il cane Gunther è in regola.

La Stampa - 19 Marzo



 

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