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9 aprile 2008

Video: Tutti al Voto Vol.4

Free Tibet 


Oggi su www.siderurgikatv.ilcannocchiale.it:

Video: Tutti al Voto Vol.4

Satira Murale: Ciarrapico

Fumetto: Collage107 di Claudio Parentela

Curiosità: Elezioni

Scatti

Video Inchieste: I Grandi Dittatori: Adolf Hitler (3 capitoli)

Videoclip: Shania Twain - Man! I Feel Like a Woman, Shania Twain - Gonna Getcha Good, Shania Twain she's not just a pretty face

Reportage

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SATIRA MURALE

Ciarrapico

Ciarra si porta appresso un'evasione di un milione e mezzo di imposte personali.

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Curiosità

Elezioni

Scorrendo le liste dei candidati balza all'occhio il trionfo del partitismo, l'invasione di funzionari e portaborse, la marginalità della cosiddetta società civile.

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VIDEO-INCHIESTE

 

 

01)- I Grandi Dittatori: Adolf Hitler - Prima Parte

Questa raccolta cerca di definire profili ancora nascosti di alcuni tra i più grandi Condottieri del Secolo scorso. Tutti i filmati qui raccolti sono originali dell'epoca. Gli operatori di guerra documentarono realisticamente violenze, conflitti e ritorsioni pertanto, per la cruenza di alcune riprese, si consiglia la visione al solo pubblico adulto.

Adolf Hitler (Braunau am Inn, 20 aprile 1889 – Berlino, 30 aprile 1945) è stato un politico tedesco.

Fu Reichskanzler (Cancelliere) dal 1933 e Führer (Guida, Condottiero) della Germania dal 1934 al 1945 (Terzo Reich). Fu il fondatore e leader del Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi (Nationalsozialistische Deutsche ArbeiterPartei), noto con il nome abbreviato di Partito Nazista.

Hitler conquistò il potere cavalcando lo scontento e l'orgoglio ferito del popolo tedesco, a causa della sconfitta nella prima guerra mondiale e della grave crisi economica che affliggeva la Repubblica di Weimar. Sfruttando abilmente la sua oratoria carismatica e facendo leva sull'insoddisfazione delle classi medie, presentò un manifesto politico intriso di nazionalismo, anticomunismo e antisemitismo, e dopo alterne vicende (fallito Putsch nel '23, con conseguenti otto mesi di carcerazione) arrivò alla Cancelleria nel 1933 e instaurò la dittatura nel 1934, assumendo anche la carica di capo di stato dopo la morte del presidente Paul von Hindenburg. Grazie ad un possente ed efficace programma di ristrutturazione economica e riarmo militare, Hitler perseguì una politica estera estremamente aggressiva, volta ad espandere il Lebensraum (spazio vitale) tedesco a spese delle popolazioni dell'Europa orientale. In un susseguirsi di atti di sfida alla comunità internazionale, giunse ad invadere la Polonia, il 1 settembre del 1939, provocando lo scoppio della seconda guerra mondiale.

Hitler fu fautore e responsabile sin dal 1933 di una politica di discriminazione e segregazione degli Ebrei dalla vita sociale ed economica del Paese; politica che dal 1941 si tramutò in un piano d'internamento e sterminio totale (noto con l'agghiacciante nome di Soluzione finale) al quale ci si è riferiti sin dall'immediato dopoguerra con il termine di Shoah o Olocausto. Oltre al genocidio degli Ebrei, la "Soluzione finale" prevedeva l'eliminazione di altri gruppi etnici, politici e sociali (Rom, popolazioni slave, omosessuali, comunisti, disabili mentali, minoranze religiose, prigionieri di guerra e oppositori politici).

Sconfitto dagli Eserciti alleati, e con le truppe sovietiche ormai penetrate in città, si suicidò nel suo bunker di Berlino il 30 aprile 1945, insieme alla compagna Eva Braun, che aveva sposato poche ore prima.

 

 

 

02)- I Grandi Dittatori: Adolf Hitler - Seconda Parte

Questa raccolta cerca di definire profili ancora nascosti di alcuni tra i più grandi Condottieri del Secolo scorso. Tutti i filmati qui raccolti sono originali dell'epoca. Gli operatori di guerra documentarono realisticamente violenze, conflitti e ritorsioni pertanto, per la cruenza di alcune riprese, si consiglia la visione al solo pubblico adulto.

Adolf Hitler (Braunau am Inn, 20 aprile 1889 - Berlino, 30 aprile 1945) è stato un politico tedesco.

Fu Reichskanzler (Cancelliere) dal 1933 e Führer (Guida, Condottiero) della Germania dal 1934 al 1945 (Terzo Reich). Fu il fondatore e leader del Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi (Nationalsozialistische Deutsche ArbeiterPartei), noto con il nome abbreviato di Partito Nazista.

Hitler conquistò il potere cavalcando lo scontento e l'orgoglio ferito del popolo tedesco, a causa della sconfitta nella prima guerra mondiale e della grave crisi economica che affliggeva la Repubblica di Weimar. Sfruttando abilmente la sua oratoria carismatica e facendo leva sull'insoddisfazione delle classi medie, presentò un manifesto politico intriso di nazionalismo, anticomunismo e antisemitismo, e dopo alterne vicende (fallito Putsch nel '23, con conseguenti otto mesi di carcerazione) arrivò alla Cancelleria nel 1933 e instaurò la dittatura nel 1934, assumendo anche la carica di capo di stato dopo la morte del presidente Paul von Hindenburg. Grazie ad un possente ed efficace programma di ristrutturazione economica e riarmo militare, Hitler perseguì una politica estera estremamente aggressiva, volta ad espandere il Lebensraum (spazio vitale) tedesco a spese delle popolazioni dell'Europa orientale. In un susseguirsi di atti di sfida alla comunità internazionale, giunse ad invadere la Polonia, il 1 settembre del 1939, provocando lo scoppio della seconda guerra mondiale.

Hitler fu fautore e responsabile sin dal 1933 di una politica di discriminazione e segregazione degli Ebrei dalla vita sociale ed economica del Paese; politica che dal 1941 si tramutò in un piano d'internamento e sterminio totale (noto con l'agghiacciante nome di Soluzione finale) al quale ci si è riferiti sin dall'immediato dopoguerra con il termine di Shoah o Olocausto. Oltre al genocidio degli Ebrei, la "Soluzione finale" prevedeva l'eliminazione di altri gruppi etnici, politici e sociali (Rom, popolazioni slave, omosessuali, comunisti, disabili mentali, minoranze religiose, prigionieri di guerra e oppositori politici).

Sconfitto dagli Eserciti alleati, e con le truppe sovietiche ormai penetrate in città, si suicidò nel suo bunker di Berlino il 30 aprile 1945, insieme alla compagna Eva Braun, che aveva sposato poche ore prima.

 

 

 

03)- I Grandi Dittatori: Adolf Hitler - Terza Parte

Questa raccolta cerca di definire profili ancora nascosti di alcuni tra i più grandi Condottieri del Secolo scorso. Tutti i filmati qui raccolti sono originali dell'epoca. Gli operatori di guerra documentarono realisticamente violenze, conflitti e ritorsioni pertanto, per la cruenza di alcune riprese, si consiglia la visione al solo pubblico adulto.

Adolf Hitler (Braunau am Inn, 20 aprile 1889 - Berlino, 30 aprile 1945) è stato un politico tedesco.

Fu Reichskanzler (Cancelliere) dal 1933 e Führer (Guida, Condottiero) della Germania dal 1934 al 1945 (Terzo Reich). Fu il fondatore e leader del Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi (Nationalsozialistische Deutsche ArbeiterPartei), noto con il nome abbreviato di Partito Nazista.

Hitler conquistò il potere cavalcando lo scontento e l'orgoglio ferito del popolo tedesco, a causa della sconfitta nella prima guerra mondiale e della grave crisi economica che affliggeva la Repubblica di Weimar. Sfruttando abilmente la sua oratoria carismatica e facendo leva sull'insoddisfazione delle classi medie, presentò un manifesto politico intriso di nazionalismo, anticomunismo e antisemitismo, e dopo alterne vicende (fallito Putsch nel '23, con conseguenti otto mesi di carcerazione) arrivò alla Cancelleria nel 1933 e instaurò la dittatura nel 1934, assumendo anche la carica di capo di stato dopo la morte del presidente Paul von Hindenburg. Grazie ad un possente ed efficace programma di ristrutturazione economica e riarmo militare, Hitler perseguì una politica estera estremamente aggressiva, volta ad espandere il Lebensraum (spazio vitale) tedesco a spese delle popolazioni dell'Europa orientale. In un susseguirsi di atti di sfida alla comunità internazionale, giunse ad invadere la Polonia, il 1 settembre del 1939, provocando lo scoppio della seconda guerra mondiale.

Hitler fu fautore e responsabile sin dal 1933 di una politica di discriminazione e segregazione degli Ebrei dalla vita sociale ed economica del Paese; politica che dal 1941 si tramutò in un piano d'internamento e sterminio totale (noto con l'agghiacciante nome di Soluzione finale) al quale ci si è riferiti sin dall'immediato dopoguerra con il termine di Shoah o Olocausto. Oltre al genocidio degli Ebrei, la "Soluzione finale" prevedeva l'eliminazione di altri gruppi etnici, politici e sociali (Rom, popolazioni slave, omosessuali, comunisti, disabili mentali, minoranze religiose, prigionieri di guerra e oppositori politici).

Sconfitto dagli Eserciti alleati, e con le truppe sovietiche ormai penetrate in città, si suicidò nel suo bunker di Berlino il 30 aprile 1945, insieme alla compagna Eva Braun, che aveva sposato poche ore prima.

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VIDEOCLIP

 

Shania Twain - Man! I Feel Like a Woman

Shania Twain - Gonna Getcha Good

Shania Twain she's not just a pretty face

 

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REPORTAGE



L’asfalto-killer svela lo scandalo appalti truccati

Un cartello di imprese gestiva gli appalti in tutto il Nord. Una «cupola» con una sessantina di aziende, smantellata dalla Finanza e dalla procura astigiana. In carcere sono finiti una decina tra imprenditori, manager e professionisti. Gli indagati sono 53. Associazione per delinquere, finalizzata alla truffa e alla turbativa d’asta, l’accusa di un dossier di settecento pagine. Le manette dei finanzieri sono scattate ai polsi di Alessandro Ciriotti, 37 anni, dirigente della Renato Ruscalla di Asti; Danilo Roero e Romolo Tartaglino di Montegrosso; i fratelli Fabrizio e Alessandro Quarello di Tortona (il secondo è agli arresti domiciliari); i cugini Emanuele e Marco Franco di San Damiano; Emanuele Martinengo di Belveglio; Graziano Cassano di Asti e Carlo Malabaila di Villafranca. Al centro dell’inchiesta - partita dallo scandalo dell’asfalto sottile sull’autostrada Asti-Cuneo - appalti truccati per la realizzazione di fognature, opere di urbanizzazione, lavori di riasfaltatura di provinciali. Le imprese coinvolte (tra le altre la «Renato Ruscalla spa», la «Cps» della famiglia Quarello, la «Franco» di San Damiano, la «Robur» di Roero e la «Creuma» di Malabaila) avrebbero costituito un pool capace di aggirare il sistema della aste per l’aggiudicazione degli appalti. La legge prevede che vinca l’impresa che offre il prezzo più basso. Per correggere in parte quest’impostazione, che potrebbe portare alla vittoria di aziende senza possibilità reali di eseguire i lavori, o disposte a utilizzare manodopera e materiali sottocosto, la normativa prevede l’eliminazione, dopo l’apertura delle buste, delle ditte che hanno proposto prezzi troppo bassi o troppo alti: si fa la media e si determina la percentuale eccessiva, uguale sia perché «troppo bassa» o «troppo alta». Tagliate le ali, vince l’azienda che fa il prezzo più basso all’interno del range rimanente. Le amministrazioni pubbliche per non sbagliare usano un software matematico. Ieri durante le perquisizioni è stato sequestrato un programma identico che sarebbe servito agli indagati (ci sono anche funzionari pubblici) per provare le varie combinazioni.

Le ditte del cartello avrebbero orchestrato la presentazione di varie offerte a prezzi diversi, in modo da poter sbilanciare il sistema, centrare la cifra giusta e prevedere con certezza chi fosse il vincitore. Una spartizione ferrea che sarebbe fallita solo in un caso su nove. Fette della torta da due milioni sarebbero state destinate anche ai pattisti esclusi grazie ai subappalti. Del sistema avrebbero fatto parte aziende di altre regioni, che partecipavano alle aste come figuranti, sapendo di non poter vincere: si limitavano a fare un favore agli amici astigiani, pronti a ricambiare in appalti banditi in Lombardia, Veneto, Trentino ed Emilia-Romagna. fine: MSSCOP Questo è il castello delle accuse, sostenute dal pm Vincenzo Paone e dai militari delle Fiamme gialle guidati dal colonnello Modica. Oggi sono previsti i primi interrogatori, insieme con le controdeduzioni dei legali della difesa.

La Stampa - 12 Marzo



***

Taglia le Gomma

Il rancore è uguale per tutti. Come la legge, nello Stato italiano. Un giudice noto per la sua inflessibilità, e la sua equanimità, rischia di finire nei guai perché le telecamere di sorveglianza al parcheggio del tribunale l’hanno sorpreso mentre danneggiava le gomme all’auto di una collega. Magistrato anche lei. La vicenda, alquanto grottesca, ha suscitato sconcerto nella città ligure dove i due personaggi sono noti. E nei prossimi giorni si capirà quali sviluppi disciplinari, o penali, potrà avere. Dopo le toghe sporche, arrivano le toghe vandale.

Tutto è cominciato qualche mese fa. La donna magistrato si era trovata le gomme dell’auto a terra. Arrabbiata e allarmata, aveva sporto denuncia alla Procura di Torino, competente per i fatti che coinvolgono i magistrati liguri. Ed era subito scattata un’indagine interna perché la vettura danneggiata non era posteggiata in strada, alla mercè d’un vandalo errante o d’un imputato vendicativo. No, era sistemata ben al sicuro nel parcheggio sotto il tribunale, chiuso al pubblico, accessibile solo agli addetti ai lavori, come giudici e militari che accompagnano in aula i detenuti.

La polizia giudiziaria in servizio presso il tribunale ha piazzato delle telecamere, con grande discrezione. Qualche settimana dopo il primo danneggiamento la magistrata si è trovata nuovamente le gomme squarciate. Ma stavolta gli obiettivi delle telecamere hanno incastrato il colpevole. In mezzo alle auto, nel silenzio del parcheggio, è apparso un magistrato, che si è avvicinato alla vettura per ferire e sgonfiare le gomme. Come un normale teppista di borgata o un signore iracondo che vuole punire il vicino di casa per un’offesa intollerabile. Insomma una piccola, normale vendetta quotidiana, vecchia quanto le automobili e l’acredine umana, non certo ammissibile per un giudice, abituato a far osservare e prevalere sempre il codice, e non la legge del taglione (in questo caso nel senso più letterale del termine). Una brutta figura per la Giustizia. Certamente inquietante, ma viste viste le modalità, e gli esiti maldestri, anche e soprattutto bislacca. Più simile ai personaggi della commedia all’italiana di Sordi o di Verdone, integerrimi e moralisti di giorno e malandrini libertini di notte, che ai tormenti metafisici d’un giudice di Dürrenmatt o Simenon.

Il magistrato «vendicatore» è conosciuto nella città ligure. Nella sua carriera ultradecennale ha emesso quasi quattromila sentenza. Serie e ragionevoli, a detta di tutti, perché la maggior parte non sono state appellate. Ha assolto fanciulle nudiste, perché la cosa non offendeva più il pudore moderno, e giustamente punito con severità responsabili di morti sul lavoro. Che cosa dunque abbia spinto la toga ad applicare la sua sentenza inappellabile col punteruolo resta un mistero. A scatenare il rancore pare sia un vecchio contrasto per la composizione di una commissione, che risale ad alcuni anni fa. Mai andata in prescrizione, evidentemente, nell’orgoglio ferito. Per il momento la scintilla della rabbia è ancora avvolta nel vago. Anche perché lei è una civilista, lui un penalista, e quindi le occasioni di «scontro» sarebbero teoricamente limitate. Nei giorni scorsi la notizia delle gomme bucate è trapelata sui giornali locali. Ora è diventata un caso nazionale. Il magistrato rischia grosso. Non solo una condanna penale, come capiterebbe a qualsiasi cittadino colto sul fatto, ma anche provvedimenti disciplinari di trasferimento. Tutti i processi che lo vedono coinvolto potrebbero ricominciare da capo.

La Stampa - 13 Marzo



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A tredici anni ha fatto arrestare un killer: ora è sotto protezione

Nemico giurato della camorra, bollato come infame perché ha raccontato a un giudice di aver visto in faccia un assassino facendolo arrestare: non è un pentito, è solo un ragazzino di tredici anni che ha fatto fino in fondo il suo dovere di testimone di un delitto di camorra. Questa storia si svolge in una città squassata dalla guerra fra i clan e in particolare dalla faida di Scampia, il quartiere maledetto dove due gruppi, la famiglia Di Lauro e la cosca degli «Scissionisti», si scontrano da anni per conquistare il controllo del mercato della droga. Oggi il protagonista, che chiameremo Marco, non vive più lì: si è trasferito con la famiglia in una città distante molti chilometri dalla Campania, sotto la discreta protezione della polizia. Studia con profitto. I compagni di scuola non immaginano certo il rischio terribile che sta correndo. Un rischio mortale, eppure Marco non molla: sembra deciso ad andare fino in fondo, a raccontare anche in un’aula di tribunale tutto ciò che ha visto il 10 agosto scorso. Era una giornata calda da morire nonostante la pioggia. Marco quella mattina era andato al Magic Word, un parco acquatico sul litorale a nord di Napoli. Ma la camorra è dappertutto e colpisce ovunque, anche in un parco di divertimenti. Quel giorno, poco lontano da Marco, c’era un uomo tarchiato che con la famiglia faceva la fila davanti a una biglietteria: era Nunzio Cangiano, uno che aveva tradito il clan Di Lauro. Fu una questione di attimi. L’uomo venne affiancato da due tipi che sembravano bagnanti. Uno dei due, però, aveva la pistola, e sparò con precisione centrando in pieno la sua vittima. Seguirono momenti di panico, con la gente che scappava, le grida dei bambini, e poi le sirene delle auto dei carabinieri. Marco, però, non fuggì. Rimase come folgorato vicino a quel corpo con la testa sfigurata dai proiettili, e quando vide i carabinieri pronunciò poche parole che per la legge non scritta della camorra lo relegarono subito nell’inferno degli «infami»: «Ho visto chi ha sparato, è stato Topolino». Marco sapeva chi era l’assassino perché a Scampia tutti conoscono e temono i malavitosi di un certo livello, figuriamoci un sicario. Di lui ricordava quel soprannome curioso, «Topolino», che certo non si attaglia a un professionista dell’omicidio. Il ragazzo, che viveva in un contesto dove la camorra è una presenza continua, e dove certi sgarri si pagano con la vita, ha trovato il coraggio di andare avanti. Non solo ha collaborato con l’ufficiale dei carabinieri che svolgeva le indagini, il colonnello Fabio Cagnazzo, ma ha ribadito l’accusa anche davanti ai magistrati della Direzione distrettuale di Napoli Alberto Cannavale e Stefania Castaldi. Aggiungendo altri particolari: «Topolino ha gli occhi azzurri e impugnava una pistola con la canna lunga». Elementi, questi, preziosi per gli inquirenti che così hanno potuto verificare l’attendibilità del testimone.

«Topolino» è stato catturato: si chiama Mario Buono, è un fedelissimo del clan Di Lauro. Inutilmente i suoi avvocati si sono rivolti al Tribunale del Riesame e alla Cassazione per ottenere la revoca dell’arresto. Buono è ancora in carcere, inchiodato dalla testimonianza di un bambino. Marco sta pagando un prezzo altissimo per il suo coraggio. Si è trasferito con la famiglia fuori dalla Campania, tenta di rifarsi una vita ma non può permettersi il lusso di dimenticare quella mattina del 10 agosto. Non può perché dovrà ripetere con precisione che cosa ha visto e sentito in un’aula di tribunale, quando ci sarà il processo. Sarà dura per lui: gli toccherà rispondere alle domande insidiose degli avvocati dell’imputato, sarà costretto a descrivere nei minimi particolari gli attimi che hanno preceduto la morte di un uomo. E’ difficile dire se reggerà al trauma del ritorno a Napoli, e soprattutto se resisterà allo sguardo di «Topolino» che certamente lo fisserà a lungo con i suoi occhi azzurri.

La Stampa - 13 Marzo



 

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